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Giappone, più libero l’hardware usato

29 March 2006

La legge giapponese che vieta di rivendere gli apparecchi elettronici prodotti prima del 2001 è ora aggirabile. Lo si deve alle proteste di negozianti e collezionisti.

Tokyo - I collezionisti di videogiochi d’epoca in Giappone possono tirare un sospiro di sollievo: la legge ambientale che proibiva la vendita di hardware assemblato prima del 2001 è finalmente decaduta. Il ministro del commercio giapponese, Kazuhisa Kakui, è infatti tornato sui propri passi dopo le numerose proteste da parte di negozianti, consumatori e musicisti del calibro di Ryuichi Sakamoto: “I prodotti elettronici usati non si potranno vendere”, ha detto il ministro, “ma si potranno sempre noleggiare”.

Nelle parole di Kakui, “i venditori d’usato potranno continuare a fare affari” facendo figurare le vendite come semplici “noleggi in comodato d’uso”. Attraverso l’introduzione di questo cavillo, Kakui ha forse perso qualche briciolo di credibilità politica ma ha salvato il fiorente mercato dell’elettronica di seconda mano.

In certi quartieri delle grandi metropoli giapponesi, come Akihabara a Tokyo, l’hardware usato è la materia prima di un vero e proprio sistema economico che permette ai giovani di acquistare prodotti ad alta tecnologia a prezzi scontatissimi.

La legge anti-usato era stata varata dal governo nipponico per eliminare dalla circolazione i prodotti considerati pericolosi, non in linea con le nuove disposizioni in materia di sicurezza elettrica. La norma in questione riguarda soprattutto gli apparecchi audiovisivi e musicali, spesso venduti anche all’estero attraverso aste e negozi online.

Questo post tratto da: P.I.: Giappone, più libero l’hardware usato

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