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Meno carta meno spese, l’alba digitale?

29 March 2006

Ne parla il Libro Bianco sulla dematerializzazione presentato ieri: fuori le cifre che indicano come la pubblica amministrazione italiana stia procedendo sulla via dell'abbandono del cartaceo. E come questo influisca sul PIL. Ecco i dati.

Roma - Il ricorso sempre più massiccio alla trasmissione e conservazione digitale dei documenti sta impattando in modo crescente sui conti economici dell’Italia: i primi dati organizzati su una delle più interessanti conseguenze dell’informatizzazione della pubblica amministrazione sono contenuti nel Libro Bianco sulla dematerializzazione presentato ieri.

Dalla pubblicazione coordinata da Pierluigi Ridolfi del CNIPA si scopre, ad esempio, che entro il 2006 dalla pubblica amministrazione centrale spariranno 75 milioni di pagine di carta. Questo dato, associato alla contrazione delle ore necessarie a gestire i relativi documenti, si tradurrà in un risparmio nel corso dell’anno, rispetto al 2004, di 150 milioni di euro.

La cifra può sembrare di poco conto rispetto ai 3 miliardi di euro che nel 2004 sono stati spesi per la gestione nella sola PA centrale di centinaia di milioni di documenti, per la loro protocollazione e archiviazione e per il coinvolgimento in questo lavoro di oltre 50mila dipendenti di 19mila uffici. Ma si tratta, hanno spiegato gli estensori del libro, di vantaggi che via via diverranno più consistenti.

Altri dati di interesse riguardano la PA locale, dove rispetto al 2004 si perverrà ad un risparmio di oltre 75 milioni l’anno. 75 milioni sono anche i documenti protocollati dagli enti locali che, con i sistemi tradizionali, spendono ogni anno 1,5 miliardi di euro.

Ma i risparmi dovuti alla progressiva introduzione del digitale, ottenuti anche grazie alle nuove normative che consentono di dare validità legale al documento elettronico, riguardano più in generale tutto ciò che va dalla gestione dei cedolini degli stipendi dei dipendenti pubblici alla gestione delle fatture. Questi due elementi, tra l’altro, al centro di specifici provvedimenti per l’adozione del digitale, porteranno ad un calo della spesa rispetto ai metodi tradizionali intorno al 60 per cento. Su questa quota anche altri risparmi, come quelli legati al trattamento, alla trasmissione e alla ricerca dei documenti all’interno della PA nel suo complesso.

L’insieme dei provvedimenti impatterà in modo rilevante sulla gestione documentale dello Stato, che oggi pesa per una percentuale variabile dal 2 al 4 per cento del PIL. In particolare si lavora per giungere ad un risparmio annuo pari a 3 miliardi di euro con la dematerializzazione del 10 per cento dei documenti.

Una percentuale che nei prossimi anni dovrà gradatamente aumentare “con benefici - sostengono gli estensori del Libro - che non sono solo economici, evidentemente, ma anche ambientali ed ecologici”. Una parte dei futuri sviluppi è affidato al progetto @P@ del CNIPA, finanziato dal Governo con 18 milioni di euro, che spinge sia l’adozione di banda larga ed email nella PA che la digitalizzazione delle singole procedure operative delle diverse amministrazioni.

Secondo Ridolfi “la dematerializzazione dei documenti, pur essendo solo uno dei tasselli della riprogettazione delle procedure della PA in una prospettiva digitale, è quella sulla quale è possibile realizzare interventi concreti con maggior rapidità”.

Un punto infine sul quale ancora bisogna lavorare è l’aspetto culturale della dematerializzazione. Come dice Ridolfi “manca ancora una significativa azione di sensibilizzazione e di formazione del personale coinvolto per realizzare la tanto auspicata scomparsa della carta“. “Della carta ci si fida, la si vede, la si tocca - spiega Ridolfi - oggi c’è e domani ci sarà; mentre il file informatico ha caratteristiche di quasi immaterialità”.

Questo post tratto da: P.I.: Meno carta meno spese, l’alba digitale?

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