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L’era pre-Macintosh

3 April 2006

Di D. Galimberti - Il primo di aprile Apple Computer ha festeggiato i trent'anni dalla sua nascita, occasione per riportare alla memoria i suoi primi anni di vita e i capostipiti del Mac.

Roma - Trent’anni fa due ragazzi tanto diversi ma, ognuno a modo suo, molto intraprendenti, si preparavano a scrivere un’importante pagina della storia dell’informatica. Stiamo parlando di Steve Wozniak e Steve Jobs, che nel garage di quest’ultimo, il primo aprile del 1976, fondarono Apple Computer.

Il nome scelto per la società cela ancora un velo di mistero: qualcuno l’attribuisce alla passione per i Beatles, la cui casa discografica è Apple Corps (un nome che ha portato le due Apple a scontrarsi in tribunale), altri ad un precedente lavoro di Jobs presso una fattoria dove venivano coltivati alberi di mele, altri ancora - più semplicemente - al frutto preferito dai due Steve. Una breve storia di Apple l’abbiamo già raccontata due anni fa, in occasione del ventennale dalla nascita del Macintosh, ma il Mac arrivò “solo” nel 1984, e prima d’allora Apple aveva già messo in commercio altri computer.

Il primo fu Apple I, progettato in un anno di lavoro da Wozniak: Jobs ne comprese le potenzialità e insistette per la sua messa in vendita. Il processore scelto per l’Apple I fu il MOStek 6502 da 1 MHz, rivale dell’8080 di Intel montato sulla maggior parte dei personal computer dell’epoca. Inizialmente, quando fu presentato al celebre club di hacker Homebrew Computer Club, il computer di Wozniak non riscosse molto successo. L’Apple I venne comunque venduto al dettaglio con buoni risultati per l’epoca (circa 200 esemplari), soprattutto considerando il fatto che la tastiera era venduta separatamente, e non esisteva alcun case (chi ne voleva uno, se lo doveva costruire da solo, tipicamente in legno): praticamente ciò che era stato messo in vendita era solamente la scheda madre, al prezzo di 666,66 dollari, alla quale si dovevano aggiungere anche un alimentatore e un display (per quest’ultimo era sufficiente un televisore). Sulla scheda c’erano 32 KB di RAM, “hackerabili” a 64 KB, nessuno slot o porta di espansione, e una capacità video che consentiva di gestire 24 righe da 40 caratteri.

L’Apple I fu ritirato dal mercato l’anno successivo, quando venne introdotto l’Apple II. Basato sullo stesso processore, l’Apple II aveva finalmente un case in plastica beige, la capacità di gestire grafica in 6 colori (280 x 192 pixel), un altoparlante incorporato, e la possibilità di espandere la memoria; inoltre aveva una ROM da 12 KB che ospitava il linguaggio Basic, consentendone così la programmazione anche ai meno esperti. L’Apple II si poteva collegare a stampanti e modem, e utilizzava come sistema operativo il DOS.

L’Apple II veniva venduto a poco meno di 1.300 dollari, che per l’epoca non erano noccioline, ma l’apprezzamento fu tale che rimase in vendita fino al 1980 ed una sua versione aggiornata, l’Apple II+, fu commercializzato fino al 1983. L’Apple II+ era sostanzialmente identico al suo predecessore, ma costava un centinaio di dollari in meno, e nella ROM aveva una nuova versione di BASIC che consentiva di eseguire anche calcoli in virgola mobile. Questo BASIC era uno dei primi software sviluppati da una nuova software house di cui in seguito si sentirà parlare fin troppo: Microsoft.

L’Apple II fu una macchina di grande successo che, a cavallo tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80, raccolse molti consensi ed una folta schiera di appassionati. Nello stesso periodo Apple propose anche l’Apple III e il III+, macchine decisamente più potenti delle precedenti ma molto meno fortunate, complice una lunga serie di problemi che affliggevano la prima serie e un prezzo sicuramente meno abbordabile, compreso tra i 4.300 e i 7.800 dollari.

L’Apple III montava una CPU 6502A da 2 MHz e ben 128 KB di RAM (256 KB nelle versioni successive); era dichiaratamente un computer per l’ufficio (da cui il prezzo elevato) ed utilizzava un sistema operativo chiamato SOS (Sophisticated Operating System). La sua potenza gli permetteva di emulare la maggior parte del software scritto per l’Apple II, ed oltre ad avere una grafica “ad alta risoluzione”, includeva un floppy drive da 5,25″. Lo scarso successo di questa macchina indusse Apple a rilasciare successive revisioni a prezzi più bassi, poco al disotto dei 3.000 dollari. Nonostante ciò, l’Apple III fu ritirato solo nel 1985, dopo il lancio del primo Mac, ma non fu l’unica macchina di Apple a convivere con i primi modelli di Macintosh.

Nel 1983, un anno prima dell’uscita del Macintosh e dopo cinque lunghi anni di progettazione, Apple presentò Lisa, il primo personale computer ad utilizzare un’interfaccia utente grafica e un mouse. Lisa montava un Motorola 68000 a 5 MHz con indirizzamento a 16 bit, aveva 1 MB di RAM, due floppy drive da 5,25″, un hard disk da 5 MB e un monitor integrato da 12″ monocromatico.

Il sistema operativo che equipaggiava la macchina, LisaOS, era molto promettente: all’epoca era già dotato di multitasking e memoria virtuale. Il prezzo esorbitante, che sfiorava i 10.000 dollari, rese tuttavia Lisa una macchina destinata a pochi, e il suo destino fu definitivamente compromesso l’anno successivo, quando venne presentato il Macintosh. Ad un prezzo molto più popolare (circa un quarto di quello di Lisa), il nuovo computer di Apple offriva funzionalità molto simili a Lisa, pur essendo molto meno potente. Apple cercò di risollevare le sorti di Lisa proponendo nuove versioni con dotazioni maggiori e prezzo dimezzato, ma la strada era ormai segnata: il Mac era uscito dallo scontro “in famiglia” come il vincitore. Una vittoria sottolineata dal fatto che nel 1985 Lisa venne ribattezzato MacintoshXL e dotato di un emulatore che lo faceva funzionare come il suo fratello più fortunato. L’anno successivo Lisa venne definitivamente ritirato dal mercato.

Dopo i clamorosi insuccessi dell’Apple III e di Lisa, con il Mac Apple sembrava aver finalmente ritrovato “la retta via”. Nonostante questo, il Macintosh restava un computer piuttosto costoso, tanto che Apple continuò a produrre in parallelo nuove versioni della sua macchina più fortunata, l’Apple II: fu così che a pochi mesi di distanza dalla presentazione del Mac, venne rilasciato l’Apple IIc. Dotato di processore 65C02, che nella versione IIc+ del 1988 arrivava a 4 MHz, aveva una buona dotazione di RAM (128 KB montati sulla scheda madre, espandibili fino ad 1 MB) e un floppy drive da 3,5″. L’Apple IIc rappresentò a tutti gli effetti la prima macchina portatile di Apple: si trattava infatti di un computer compatto con tastiera integrata e maniglia per il trasporto. Il sistema poteva essere collegato ad un qualunque televisore o ad un normale monitor, ma Apple mise in vendita anche un piccolo display a fosfori verdi che rendeva il computer completamente autonomo, a parte la necessità di collegarlo ad una presa di corrente (visto che non era dotato di alcuna batteria). Il sistema operativo fornito con l’Apple IIc era il ProDOS, una versione potenziata del DOS 3.3.

Questa macchina rimase in vendita, con diverse varianti, fino alla fine del 1990, mentre nel 1986, sulla scia del successo del Mac, fu lanciato anche l’Apple IIgs, un computer che segnava definitivamente il passaggio verso i nuovi sistemi operativi ad interfaccia grafica. Il gs aveva un sistema operativo realizzato ad hoc, con un’interfaccia identica a quella del Macintosh ma con l’aggiunta del colore (4 bit a 320 x 200 pixel, oppure 2 bit a 640 x 200 pixel). Su questa macchina era possibile montare anche una controller SCSI, che già era di serie su tutti i Mac usciti nello stesso anno. L’Apple IIgs rimase in vendita fino alla fine del 1992 e, nonostante il discreto successo di questa macchina, dall’anno successivo alla sua presentazione Apple abbandonò questa linea di prodotti e diventò sinonimo di Macintosh: nel 1987 venne presentato il Macintosh II, il primo Mac a 32 bit dotato di processore Motorola 68020.

Il resto è storia recente, o comunque maggiormente conosciuta ai più, e quello che ci riserverà il futuro, dopo lo storico passaggio di Apple ad Intel, è ancora tutto da scoprire. Chi volesse recuperare maggiori informazioni sulla storia dei computer prodotti da Apple, può fare riferimento a www.maclovers.com, www.tevac.com/applehistoryitalia e ovviamente Wikipedia. Gli utenti che vogliono provare il brivido di utilizzare queste prime macchine, possono invece provare alcuni degli emulatori descritti in questo sito.

Domenico Galimberti
Per contattare l’autore scrivere alla redazione

Questo post tratto da: P.I.: L’era pre-Macintosh

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