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Yahoo: leggi internazionali contro l’e-crime

3 April 2006

Il motore di ricerca si appella alla comunità internazionale: servono leggi globali contro l'uso illegale delle tecnologie. Interpol risponde: si rischia un eccesso normativo, bastano i codici di autoregolamentazione.

Sunnyvale (USA) - Yahoo intende impegnarsi nella lotta al crimine online e si rivolge alla comunità internazionale: “Servono leggi efficaci e condivise da tutti i paesi”, ha dichiarato il direttore europeo Robin Pembrooke in un intervento su News.com, “per combattere la proliferazione del crimine su Internet”.

Il rivale numero uno di Google pretende l’impegno dei legislatori di tutto il mondo affinché venga definito una criterio globalmente valido di un’azione illegale su Internet. In particolare, i vertici di Yahoo desiderano “chiarezza legislativa” laddove sia necessario un giudizio sulla legalità dei contenuti pubblicati online.

“Non è realistico sperare in un codice di leggi globalmente accettato”, ha sottolineato Pembroke, “tuttavia possiamo trovare un giusto compromesso per uniformare il parere dei vari stati su questioni come pedopornografia e truffe online”. Il processo di legittimazione della lotta al cybercrime deve procedere di pari passo con “la nascita di codici d’autoregolamentazione da parte delle grandi aziende”, conclude Pembrooke.

Interpol ha accolto e rilanciato immediatamente l’appello. Tuttavia, l’organismo internazionale ha voluto esorcizzare il rischio di un eccesso normativo. La complessità della situazione, secondo Bernhard Otupal, direttore dell’intelligence telematica di Interpol, merita un’attenta riflessione da parte dell’industria e dei governi: “C’è effettivamente il bisogno di un codice legislativo internazionale su Internet e sull’uso delle tecnologie digitali”, dice Otupal.

Yahoo ha inoltre sollevato il problema della censura online, che negli scorsi mesi ha travolto l’azienda californiana, accusata di collaborare con la Repubblica Popolare Cinese nella cattura di dissidenti politici. Il commento di Pembrooke su questo argomento è quantomai ambiguo: “Gli utenti esigono comunque il rispetto della propria privacy e della propria libertà d’espressione, perciò è fondamentale trovare un giusto equilibrio tra le richieste dei governi e quelle dell’utenza”.

A ridosso delle sue dichiarazioni, in Cina è riesploso il caso Shi Tao, il giornalista condannato a 10 anni di reclusione grazie all’aiuto di Yahoo. La famiglia Shi ha infatti ipotizzato di denunciare l’azienda presso un tribunale di Hong Kong: “Vogliamo portare Yahoo di fronte ai giudici”, ha dichiarato l’avvocato ingaggiato dai parenti di Tao, “perché siamo convinti che sia il responsabile della cattura del giornalista”.

Tommaso Lombardi

Questo post tratto da: P.I.: Yahoo: leggi internazionali contro l’e-crime

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