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L’equo compenso? Costerà sempre di più

6 April 2006

Dal 2009 in arrivo una nuova stangata europea sui supporti digitali: per contrastarla, un imponente schieramento industriale fonda un'alleanza. Un prelievo obbligato che alza i prezzi e mette in crisi il settore.

Roma - Ci sono molti grossi nomi dell’industria europea e non, dietro una iniziativa senza precedenti tesa a ridisegnare, comprimere, ridurre e semmai eliminare l’equo compenso, una “tassazione” che spinge verso l’alto i prezzi di supporti vergini digitali, masterizzatori, scanner e molto altro. Non solo Business Software Alliance (BSA), da anni in prima fila contro questa imposizione, ma anche EABC (European American Business Council), EdiMA (European Digital Media Association), EICTA (European Information and Communications Technology and Consumer Electronics Association) e RIAE (Recording-media Industry Association of Europe).

Questo impressionante schieramento ha dato vita alla CLRA, ossia Copyright Levies Reform Alliance, con cui si intende scongiurare un aumento di mezzo miliardo di euro in Europa previsto per il 2009, una prospettiva che fa letteralmente tremare l’intero settore. Secondo CLRA le attuali normative sull’equo compenso, pensato per prelevare diritti sull’eventuale uso che gli utenti facessero delle tecnologie di riproduzione digitale per le copie private di contenuti, sono inique sia verso i consumatori che per gli stessi creatori di contenuti.

CLRA ha diffuso in queste ore uno studio sull’impatto economico della tassa condotto in nove paesi europei, tra i quali l’Italia. Lo studio ha rivelato una crescita prevista delle imposte dagli 1,57 miliardi di euro del 2006 ai 2,12 miliardi del 2009.

Tutto questo a fronte di una forte crescita del DRM: le tecnologie anticopia che rendono sempre più complessa l’effettuazione di una copia privata, che “giustifica” l’equo compenso, sono citate nella EUCD, la direttiva europea sul copyright. EUCD infatti prevede che, con il rafforzamento delle protezione contro la copia digitale, le imposte sui copyright vengano ridotte; tuttavia, il report diffuso dal CLRA evidenzia chiaramente il contrario.

“La tassa sui copyright è una forma di imposta superata che penalizza nella stessa misura consumatori, artisti e il settore nella sua interezza - ha affermato Mark MacGann, portavoce della CLRA e Direttore Generale dello European Digital Technology Industry Group di EICTA - I legislatori europei hanno l’obbligo di assicurare reali vantaggi al mercato imponendo la massima efficienza e trasparenza nella riscossione dei tributi, abolendo contemporaneamente il vecchio sistema di imposte”.

“Oggi - spiega CLRA - i consumatori sono chiamati a pagare una tassa sul prezzo di acquisto di dispositivi digitali quali masterizzatori di CD e lettori MP3 oltre che su compact disc vergini. Ciò dà vita a uno scenario di tassazione multipla nel quale il consumatore viene tassato per poter effettuare la copia al momento del download e una seconda volta (o più) al momento dell’acquisto dei dispositivi per riprodurre il contenuto”. Le imposte gravano anche su scanner, stampanti e altri dispositivi per la riproduzione “in maniera sproporzionata”, secondo CLRA, “rispetto al prezzo di acquisto”

Lo studio CLRA ha rivelato che in Europa le imposte che gravano sul settore sono più che triplicate dal 2001, quando in nove Paesi avevano generato un gettito di 545 milioni di euro, mentre nel 2006 hanno registrato 1,57 miliardi di euro. I dati forniti mostrano anche che il livello di tassazione più alto è appannaggio della Germania, con 353 milioni di euro nel 2006 destinati a crescere a 454 milioni entro il 2009.

Sebbene la tassa sia stata introdotta prima dell’avvento delle tecnologie DRM, ci sono paesi come Regno Unito, Irlanda, Lussemburgo, Cipro e Malta che non impongono alcun tributo per i copyright sulle apparecchiature digitali.

L’Italia, come noto, proprio nel recepire l’EUCD ha varato i suoi tributi, che secondo l’industria di settore ha portato ad un drastico calo delle vendite di supporti digitali. La questione è ormai pesantissima per i produttori nostrani, visto che i consumatori italiani sempre più comprano all’estero, che l’associazione di settore ASMI è giunta a denunciare la SIAE. Il Governo ha peraltro ribadito la tassazione nell’ultima finanziaria e solo poche settimane fa è stata annunciata, tra le polemiche, la chiusura di uno stabilimento italiano per la produzione di supporti vergini.

“Le imposte sui copyright si configurano chiaramente come tributi iniqui, indiscriminati e non trasparenti sui consumatori, oltre che come imposizioni contrarie allo spirito del desiderio della UE di rendere più facilmente accessibile la Società dell’Informazione - ha sottolineato MacGann - Rendendo più conveniente l’acquisto dei dispositivi digitali, invece, sarebbe possibile incoraggiare l’ulteriore ascesa della tecnologia in tutta Europa, liberando al tempo stesso risorse preziose da reinvestire nell’innovazione e nella competitività”.

Questo post tratto da: P.I.: L’equo compenso? Costerà sempre di più

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