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Apple/ Cosa cambia con Boot Camp?

11 April 2006

di D. Galimberti - Nell'ultimo anno Apple ha messo in atto una strategia, culminata con il rilascio di Boot Camp, molto complessa e dai risultati imprevedibili. Un'analisi e qualche previsione.

Parte I

Roma - Nell’ultimo anno Apple ha messo in atto una strategia molto complessa i cui risultati sono ancora imprevedibili. Parliamo di “ultimo anno” perché è solo dallo scorso giugno che i comuni utenti hanno avuto notizia dei primi cambiamenti, ma la strategia potrebbe avere origini molto più lontane.

In base a quanto dichiarato da Steve Jobs, Mac OS X è sempre stato compilato anche per processori Intel (o più in generale per piattaforme x86), nell’eventualità che Apple si fosse trovata nella necessità di dover abbandonare il PowerPC (a fatica riesco ad immaginare come, chi lavorava a questo progetto, sia riuscito a mantenere il segreto durante questi anni).

Impossibile sapere se tutto quello che sta accadendo ora sia frutto degli eventi, o se gli eventi siano stati “guidati” in qualche modo a noi sconosciuto affinché si arrivasse alla situazione attuale. Qualunque sia la verità, il risultato finale al quale siamo arrivati è che Apple affronterà il resto del mondo informatico con un vero faccia a faccia.

Se fino a qualche mese fa un Mac con processore PowerPC si collocava in uno spazio di mercato a sé stante, i nuovi Mactel con Boot Camp, capaci di far girare in modo legale anche Windows, sono divenuti concorrenti diretti dei PC di marca. Ma con un grande valore aggiunto: il supporto a Mac OS X, un sistema operativo che Apple vincola gelosamente al proprio hardware. Il fatto che i Mac possano funzionare anche con Windows apre le porte ad un numero molto maggiore di potenziali acquirenti, e un maggior numero di Mac venduti permette a più persone di venire a contatto con Mac O SX, anche nei casi in cui l’acquisto fosse fatto solo per utilizzare Windows. In definitiva, Apple potrebbe rompere le uova nel paniere sia ai produttori di hardware, che a Microsoft.

C’è gente che attualmente lavora con due diverse macchine: grazie a questa possibilità, potrà utilizzarne una sola, pensionando il PC-Win e rivolgendosi ad un Mactel. C’è anche molta gente attratta o incuriosita da Mac OS X, ma che per vari motivi è legata necessariamente a Windows: oggi queste persone potranno comprare un Mac senza temere di dover rinunciare a Windows. Infine ci saranno anche alcune persone interessate all’hardware Apple che acquisteranno un Mac solo per utilizzare Windows, ma così facendo conosceranno anche Mac OS X e magari lo apprezzeranno a tal punto da abbandonare progressivamente il sistema operativo di Microsoft.

Non dimentichiamo inoltre che la strategia di Apple potrebbe configurarsi come una misura preventiva contro la pirateria. La miglior difesa - si sa - è l’attacco, e piuttosto che lasciare alla concorrenza la possibilità di installare Mac OS X sulle macchine che già utilizzano Windows, Apple ha probabilmente preferito proporre direttamente una soluzione in grado di fare il boot da entrambi i sistemi, o anche da altri sistemi: sebbene la società abbia realizzato Boot Camp specificamente per Windows (con tanto di CD con i driver per questo sistema), diversi smanettoni sono già riusciti a sfruttare il nuovo software per far girare diverse distribuzioni di Linux.

Sotto molti punti di vista, la strategia di Apple sembra studiata a tavolino, tanto che commenti positivi sono arrivati un po’ da ogni settore, sia da società di ricerca e sviluppo informatico, che da analisti finanziari. Ma quale potrebbe essere il rovescio della medaglia?

Le macchine Apple attuali sono direttamente confrontabili, sia a livello hardware che a livello software, con tutti i prodotti della concorrenza. Se sullo stesso Mac, tanto per fare un esempio, Photoshop girasse meglio sotto Windows invece che sotto Mac OS X, il sistema operativo di Apple non farebbe una bella figura (anche se poi andrebbe verificato il livello di ottimizzazione delle due versioni del software); lo stesso potrebbe accadere confrontando il Mac con altri PC simili, mentre fanno girare la stessa applicazione con lo stesso sistema operativo. Altro pericolo, paventato da alcuni, è che molte software house potrebbero cessare lo sviluppo di software per Mac OS X, visto che ogni Mac è comunque in grado di funzionare anche con Windows.

Analizziamo questi potenziali pericoli partendo proprio dall’ultimo.

Parte II

Come abbiamo supposto sopra, se gli attuali Mac aumenteranno le proprie vendite in virtù della possibilità di installare anche Windows, di riflesso aumenterà anche la diffusione di Mac OS X: in una situazione di questo tipo, è difficile immaginare che una software house abbandoni il supporto per Mac OS X, soprattutto se negli scorsi anni ha sempre sviluppato per Mac nonostante la minore diffusione del sistema operativo “made in Cupertino”.

Per quanto riguarda la possibilità che altri computer, a parità di sistema operativo, possano essere più prestanti di un Mac, è sicuramente una situazione plausibile, ma l’attenzione che Apple rivolge alla realizzazione delle proprie macchine dovrebbe far sì che i Mac si collochino nelle posizioni più alte di un’eventuale classifica delle performance. Infatti, alcuni test svolti sul MacBook ancora prima dell’uscita di Boot Camp (quindi con installazioni “hackerate” di Windows), mostrano come il portatile Intel di Apple si comporti meglio di altri PC realizzati specificatamente per Windows .

A ulteriore testimonianza della volontà di Apple di trarre il meglio dai nuovi processori, ci sono anche dichiarazioni della stessa Intel, la quale evidenzia (con chiari apprezzamenti) come la casa della mela la stimoli ad affrontare lo sviluppo dei propri processori in maniera differente a quanto fatto finora, presentando le proprie idee tecnologiche e spingendo gli sviluppatori ad utilizzare in maniera innovativa le proprie conoscenze.

L’unica cosa che potrebbe preoccupare Apple è il confronto prestazionale nell’utilizzo delle stesse applicazioni sotto Mac OS X e sotto Windows, in particolare in quei settori dove MacOS è più debole, come lo sfruttamento delle OpenGL. In realtà, benchmark di questo tipo non rappresenterebbero una novità, e chi finora ha comprato un Mac con l’idea di utilizzare Mac OS X, l’ha fatto perché lo riteneva vantaggioso per altri motivi. Al di là delle diverse caratteristiche del sistema, o delle diverse applicazioni che possono girare su Mac OS X, non dimentichiamo (per esempio) che CoreImage assicura prestazioni elevate nel trattamento delle immagini e del video. Ulteriori vantaggi nell’utilizzo di OS X possono derivare dal livello di integrazione del software con il sistema operativo: sempre prendendo ad esempio Photoshop, la versione per Mac OS X si integra con la gestione di font del sistema e con la gestione dei colori attuata da ColorSync, inoltre si interfaccia direttamente con FinalCut Pro.

In definitiva, come abbiamo già detto sopra, il Mac non sarà scelto solo da chi vuole utilizzare Mac OS X, ma anche da chi vuole provarlo senza rinunciare a Windows, oppure da chi vuole utilizzare il sistema operativo di Microsoft con hardware Apple. Per esempio, di macchine all-in-one simili all’iMac non ce ne sono molte in giro, e nel settore dei portatili, se si cercano modelli con caratteristiche simili al MacBook (sia come dotazioni, che come dimensioni, peso e autonomia), quello che si trova ha prezzi paragonabili, se non superiori, al notebook di Apple.

Un aspetto più interessante sarà vedere come Boot Camp verrà integrato in Leopard. Attualmente si tratta di un’applicazione fornita separatamente, e così potrebbe essere anche nella prossima release di Mac OS X: un’utility realizzata ad hoc e perfezionata grazie al feedback degli utenti, che potrebbe aggiungere tra i driver per Windows il necessario per utilizzare iSight e Remote Control (attualmente non funzionanti con il sistema operativo Microsoft) e magari fornire qualche supporto in più per l’installazione di altri sistemi operativi (come Linux).

Ma pensando ad alcuni brevetti di Apple, e leggendo tra le righe che la versione finale di Boot Camp sarà disponibile come “funzionalità” della prossima versione di Mac OS X (e non come “applicazione a parte”), possiamo immaginare che Leopard su Mactel potrebbe presentare un’opzione per caricare contemporaneamente più sistemi operativi (di cui Mac OS X verrebbe visto come “primario”), con possibilità di switchare da un ambiente all’altro nello stesso modo in cui oggi si esegue un “cambio utente rapido”. Se così fosse, Apple avrebbe tra le mani un’arma veramente vincente: in molte situazioni il dual-boot è utile solo fino ad un certo punto, ma l’idea di avere a disposizione contemporaneamente più sistemi operativi, magari in grado di interagire tra di loro (e quindi con la possibilità di spostare dati da un ambiente all’altro) è sicuramente una prospettiva più interessante.

Non resta che aspettare agosto per avere il primo assaggio di Leopard, ma nel frattempo, se qualcuno volesse provare una soluzione simile, può sperimentare quella che viene offerta già da oggi dalla versione beta di Parallels Workstation, un software che sfruttando la tecnologia di virtualizzazione del processore messa a punto da Intel per i propri chip, consente di avere a disposizione una serie di macchine virtuali che possono essere avviate con tutti i sistemi operativi compatibili con quell’hardware. Si sottolinea come il software in questione è ancora in fase di testing, e come tale non esente da bug.

Domenico Galimberti
(Per contattare l’autore scrivere alla redazione)

Questo post tratto da: P.I.: Apple/ Cosa cambia con Boot Camp?

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