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Performance, i tre supereroi di Vista

11 April 2006

Microsoft ha svelato i nomi ufficiali di tre tecnologie che in Windows Vista avranno il compito di mettere il turbo ai PC. Due di queste sono state pensate per sfruttare le sempre più diffuse memorie flash.

Redmond (USA) - SuperFetch, ReadyBoost e ReadyDrive. Sono questi i nomi ufficiali scelti da Microsoft per identificare tre delle tecnologie chiave che nel suo futuro sistema operativo, Windows Vista, dovrebbero contribuire a spingere le performance dei PC.

Sebbene in passato Microsoft abbia già fornito diversi dettagli su queste tre funzionalità, era da diverso tempo che i loro nomi in codice non venivano citati nelle presentazioni tecniche di Vista: tanto è vero che qualcuno cominciava a credere che fossero state accantonate o posticipate. Così non è: Microsoft ha infatti confermato che tutte e tre le tecnologie saranno infatti presenti nella versione finale di Vista.

Windows SuperFetch è una tecnica per la gestione della memoria che tiene traccia delle applicazioni più utilizzate dall’utente e ne velocizza l’esecuzione precaricandole in memoria. Questa funzione combina algoritmi di read-ahead (lettura anticipata dei settori del disco), già utilizzati in Windows XP, con altre tecniche che permettono di prevedere statisticamente quali dati verranno letti dall’hard disk o da altre memorie di massa.

Windows ReadyBoost, prima nota come EMD, sfrutta invece l’eventuale presenza di dispositivi di memoria flash su porta USB, come chiavette, penne, player MP3 ecc, per il caching di dati e applicazioni. Dal momento che la maggior parte di questi dispositivi non utilizza memorie particolarmente performanti, i maggiori benefici alle prestazioni si dovrebbero registrare quando i dati archiviati sulla memoria esterna provengono da dispositivi con tempi di lettura o di accesso più elevati: ad esempio, un DVD o un hard disk fortemente frammentato.

Windows ReadyDrive, precedentemente chiamata Piton, è invece stata pensata per sfruttare i futuri hard disk ibridi integranti memorie flash non volatili: questa tecnologia promette tempi di avvio drasticamente inferiori (in certi casi quasi istantanei) e minori consumi di energia.

Nel primo caso la memoria flash viene utilizzata per memorizzare, prima dello spegnimento o della sospensione del PC, un’immagine compressa di Windows o di alcune sue parti: in questo modo l’avvio del sistema operativo può avvenire parzialmente o integralmente dalla più veloce memoria flash.

Nel secondo caso la memoria flash viene usata per immagazzinare i dati destinati ad essere archiviati sul disco e differirne la scrittura ad un momento successivo. Da alcuni test condotti da Microsoft emergerebbe che un tipico utente di notebook scrive sul disco meno di 100 MB di dati ogni 10 minuti: questo significa, ad esempio, che una memoria flash da 128 MB potrebbe consentire al sistema operativo di scrivere sul disco a intervalli di tempo di una decina di minuti. La tal cosa, secondo Microsoft, contribuisce ad allungare l’autonomia delle batterie e la vita del drive.

L’utilizzo di una memoria non volatile per il caching dei file ha il vantaggio, in caso di blocco o inaspettato spegnimento del sistema, di poter consentire il recupero delle informazioni ancora non scritte su disco.

Una memoria flash ha una vita media di 100.000 cicli di lettura/scrittura, dopo i quali l’affidabilità dei dati non è più garantita. Tale limite, a detta di Microsoft, non rappresenta tuttavia un grosso problema: il colosso calcola infatti che un utente medio potrebbe utilizzare la stessa memoria flash per circa 40 anni. Anche nel caso in cui si scrivessero dati con una frequenza di 10 minuti per 24 ore al giorno, il disco a stato solido continuerebbe a funzionare con affidabilità per quasi 2 anni.

Questo post tratto da: P.I.: Performance, i tre supereroi di Vista

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