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La banda larga non è Servizio Universale

13 April 2006

Questo l'orientamento della Commissione Europea che pure ritiene utili i contributi pubblici per migliorare la copertura del broad band. Entro l'anno la riforma del Servizio Universale.

Roma - Broadband e servizi mobili non devono necessariamente essere riconosciuti parte del “servizio universale”. Lo ha stabilito la Commissione Europea a cui ormai da molti mesi svariate associazioni del consumo chiedono che la banda larga rientri nel concetto di servizio universale, affinché l’accesso broad band raggiunga anche le zone meno densamente popolate dei paesi europei: una proposta fatta propria, tra gli altri, da Adiconsum.

Stando a quanto riportato da Helpconsumatori, che ha dato notizia dell’orientamento della Commissione, a breve verrà presentato all’Europarlamento e al Consiglio dei ministri europei un rapporto sulle regole comunitarie sul Servizio Universale, che sembra appunto escludere la possibilità che al broad band o alla telefonia mobile sia riconosciuta questa qualifica.

La Commissione ritiene infatti che i consumatori beneficino già, ad un costo giudicato accessibile, di un accesso generalizzato alle comunicazioni mobili nel proprio paese d’origine. “Dalla relazione emerge un ampio consenso sul fatto che è preferibile lasciare al mercato il compito di proporre agli utenti i servizi mobili e l’accesso alla rete ad alta velocità” - afferma Viviane Reding, commissario per la società dell’informazione e i media - “tranne nei casi in cui problemi strutturali come l’isolamento geografico giustifichino investimenti pubblici specifici che permettano di colmare il gap nell’accesso alla banda larga”.

“In generale, tuttavia - prosegue il commissario Reding - le parti interessate riconoscono anche che il concetto di servizio universale, che garantisce l’accesso a servizi di comunicazione di base - ma essenziali per gli utenti svantaggiati - richiede un adattamento all’era di Internet, così come la sua fornitura. Quest’anno il riesame della normativa comunitaria in materia di comunicazioni elettroniche consentirà di affrontare la questione della fornitura del servizio universale nel mondo di Internet”.

Con la consultazione pubblica in materia varata dalla Commissione, sono pervenuti 76 contributi da governi, operatori, Authority, associazioni di consumatori, cittadini, produttori. Molti evidenziano che vincolare all’uso di una determinata tecnologia, in un contesto in continua evoluzione, potrebbe causare dei problemi, e che un’estensione della portata del servizio universale, e del suo finanziamento, potrebbe portare a disincentivare la concorrenzialità. E conseguentemente, a frenare l’innovazione.

Altri contributi hanno sollevato questioni di vario tipo, come ad esempio il prezzo giudicato troppo elevato dei servizi di roaming internazionale e l’accesso ai servizi di emergenza, temi che la Commissione sta già affrontando, ma che non rientrano nell’ambito della revisione della direttiva sul servizio universale.

Un riesame generale della normativa in materia avrà comunque luogo nel corso dell’anno.

Dario Bonacina

Questo post tratto da: P.I.: La banda larga non è Servizio Universale

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