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Motorola: Linux? Mai più senza

14 April 2006

Il colosso americano dei cellulari svela il suo profondo amore per il Pinguino, le ragioni che l'hanno portato ad abbracciarlo e i piani futuri relativi a questa piattaforma.

Roma - Motorola è stato uno dei primi colossi del settore, nel 2003, a lanciare uno smartphone basato su Linux: si trattava dell’A760, un cellulare a cui fecero poi seguito altri modelli della stessa serie. All’epoca, questa mossa apparve più dettata dall’esigenza di corteggiare il mercato cinese, dove l’A760 fece infatti il suo debutto, che dalla reale volontà di promuovere Linux come una vera alternativa alle piattaforme mobili più blasonate. Oggi, tuttavia, Motorola afferma che con Linux vuole fare sul serio. Molto sul serio.

In un’intervista a internetnews.com, Mark VandenBrink, senior director e chief architect of mobile devices software di Motorola, ha descritto Linux come “la piattaforma predefinita per l’innovazione”. Che, detto dal secondo produttore al mondo di telefoni cellulari…, è certamente un gran bel complimento.

Sebbene il primo cellulare Linux-based di Motorola sia arrivato sul mercato circa tre anni fa, VandenBrink ha dichiarato che la propria azienda ha iniziato a sperimentare Linux fin dal 2001. E ha spiegato che le ragioni che hanno spinto Motorola ad abbracciare Linux non sono legate solo ai bassi costi delle licenze: ciò che renderebbe Linux particolarmente competitivo, sotto il profilo economico, è anche il fatto di essere supportato da tutti i maggiori produttori di chip, inclusi Texas Instruments, Qualcomm e Freescale, e da quelli di applicazioni. Tra questi ultimi VandenBrink ha citato Macromedia e Opera.

“Con Linux possiamo preoccuparci esclusivamente dei costi di sviluppo dei telefoni”, ha affermato il chief architect di Motorola.

Ma c’è anche un altro motivo, quasi altrettanto importante, che ha fatto invaghire del Pinguino il gigante statunitense: la libertà di modifica.

“Nessuno può dirci che Linux non può avere la funzione a, b, c o d”, ha detto VandenBrink. “Se vogliamo un’applicazione innovativa non abbiamo che da trovare le persone a cui piaccia realizzarla e integrarla nel sistema operativo”.

Il dirigente ha poi spiegato che la licenza GPL che accompagna Linux rende libere le aziende di aggiornare il prodotto quando e come più gli aggrada, senza sottostare alle roadmap, spesso dense di contrattempi, dei produttori di software proprietari.

Attualmente Motorola ha in catalogo sei differenti modelli di telefoni mobili basati su Linux, incluso il recente ROKR E2. L’azienda commercializza tuttavia anche dispositivi basati su SymbianOS e Windows Mobile, le due piattaforme per smartphone attualmente più diffuse sul mercato. Sebbene Motorola intenda continuare a supportare entrambe le piattaforme, nel lungo periodo prevede di dare a Linux uno spazio sempre più importante. Perché questo avvenga, però, l’azienda afferma che il kernel di Linux deve essere ulteriormente affinato e ottimizzato per girare sui dispositivi con pochissime risorse, come i telefoni cellulari.

“Tutte le innovazioni che introdurremo nei nostri telefoni verranno dapprima sperimentate e testate su Linux”, ha detto VandenBrink. “Nello stesso tempo lavoreremo a migliorare vari aspetti del kernel, tra cui il power management”.

Nei suoi smartphone Linux-based, Motorola utilizza anche diversi altri software open source, fra cui l’interfaccia grafica Qtopia di Trolltech.

Questo post tratto da: P.I.: Motorola: Linux? Mai più senza

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